Passa al contenuto principale

Autore: Francesca

Manager che impara come delegare senza perdere il controllo

Come delegare senza perdere il controllo

Essere sempre disponibili non significa essere un buon leader

Come delegare senza perdere il controllo è una delle difficoltà più comuni che incontro quando lavoro con manager e responsabili di team.

“Supporto il team tutto il giorno. Li aiuto, rispondo alle loro domande, intervengo ogni volta che hanno un dubbio. Poi, dalle sei di sera, finalmente inizio il mio lavoro!”

Questa frase me l’ha detta un manager durante una sessione di coaching. Mentre parlava, era convinto che quello fosse il modo giusto di guidare le persone. Dopotutto, un buon manager dovrebbe essere disponibile, no?

Gli feci una domanda: “Sei davvero disponibile… oppure sei sempre a disposizione?”

Per qualche secondo rimase in silenzio. È una distinzione che sembra fatta solo di parole, in realtà cambia completamente il modo di vivere la leadership.

Delegare per non doverci esserci sempre

Molti manager associano la disponibilità alla presenza costante. Ogni dubbio trova una risposta, ogni problema viene risolto insieme, ogni decisione passa dal responsabile. All’inizio questo approccio fa sentire utili, poi diventa un’abitudine.

E senza accorgersene il manager si trasforma nel punto di passaggio obbligato per qualsiasi cosa.

Le giornate si riempiono di interruzioni, le persone chiedono conferme anche quando potrebbero decidere da sole, il tempo per il lavoro strategico sparisce e la sensazione di essere sempre in ritardo diventa normale. Ti è mai capitato??

Il problema non sei tu. È il sistema che si crea.

La parte più interessante è che tutto questo nasce quasi sempre da una buona intenzione.

Il manager vuole essere presente e sostenere il team, eppure proprio questo comportamento rischia di produrre l’effetto opposto.

Le persone imparano che prima di decidere conviene chiedere, che in caso di dubbio qualcuno risolverà il problema, si dicono che è più sicuro aspettare una conferma.

Così purtroppo il team perde autonomia e di contro il manager accumula sempre più lavoro.

Come delegare senza perdere il controllo nel lavoro quotidiano

Quando si parla di delega, molti immaginano che significhi fare un passo indietro.

Io non la vedo così. Delegare significa creare le condizioni perché le persone possano fare un passo avanti!

Non vuol dire certo sparire ma essere presenti nei momenti che contano davvero.

Una domanda fatta nel momento giusto può aiutare molto di più di una risposta data troppo presto 🙂

Un confronto programmato può essere più utile di dieci interruzioni durante la giornata.

La disponibilità continua rassicura. L’autonomia, invece, fa crescere!

Il confine che ogni manager dovrebbe imparare a riconoscere

Lavorando con manager e imprenditori torno spesso su una domanda:

Quanta parte del lavoro che stai facendo oggi potrebbe essere svolta dal tuo team, se solo gli lasciassi lo spazio per provarci?

Non è una domanda semplice.

Perché obbliga a distinguere ciò che è davvero responsabilità del manager da ciò che invece continua a rimanere sulle sue spalle per abitudine.

Ed è proprio lì che, molto spesso, inizia il cambiamento.

Anche le ricerche di Gallup evidenziano che i manager più efficaci sviluppano autonomia, delegano con chiarezza e dedicano tempo a far crescere le persone, invece di accentrare ogni decisione.

Una riflessione finale

Se ti stai chiedendo come delegare senza perdere il controllo, forse il primo passo non è fare meno, ma creare le condizioni perché gli altri possano fare di più. La leadership non si misura da quante persone riesci ad aiutare durante la giornata. Si misura da quante persone riescono a lavorare con sicurezza anche quando tu non sei accanto a loro.

Essere disponibili è una qualità.

Essere sempre a disposizione, invece, rischia di diventare un limite!

Per te. E (a tendere) soprattutto per il tuo team.

E tu cosa avresti scelto?


Basta con l’illusione che il successo sia riservato solo a persone da talento innato, sono le scelte che fai a cambiarti la vita 🙂

Cosa avresti scelto?


Ti sei mai trovato davanti a una scelta apparentemente semplice, che alla fine ha cambiato la traiettoria della tua vita?

 

Tempo fa ho avuto il piacere di assistere a un concerto di Peter Bence, un compositore e pianista ungherese dal talento straordinario.

Continua a leggere

Un sorriso fa la differenza


Questa mattina, mentre osservavo un giovane fermo vicino al semaforo, ho assistito ad una scena che mi ha fatto riflettere.

 

Il ragazzo, diversamente da molti che chiedono l’elemosina in modo invadente o a differenza di chi si mette in un angolo aspettando di essere visto, era in piedi con il suo cappellino in mano e salutava tutti sorridendo e augurando buona giornata.

Continua a leggere

Come può il coaching facilitare il cambiamento del cliente?


 Siamo esseri umani portati per natura a restare nella nostra comfort zone. Talvolta però succede che ci rendiamo conto che qualcosa deve cambiare nella nostra vita o deve migliorare per farci evolvere, sentiamo che dobbiamo spostarci un po’ per stare ancora meglio.

Ma è una vera e propria fatica arrivarci 🙂

Continua a leggere

A cosa serve la mindfuless


Si dice che la mindfulness sia utile a vivere il presente e a sintonizzarsi sul qui e ora. Trovo che questa sia più che altro una descrizione di quello che fa la mindfulness, ma non ci dice nulla rispetto al valore profondo che può portare nella nostra vita. E dunque perché è così importante praticarla? Perché permette di vivere una vita più consapevole e permette di prendere maggiore controllo sul fatto di sentirci soddisfatti. 

Continua a leggere

A cosa serve la Mindfulness?


A cosa serve la mindfulness?

La definizione ci dice che serve e sintonizzarsi e connettersi nel qui ed ora, sì certo! Ma che altro? Quale valore porta davvero nella vita delle persone?

Come raccontarsi!


Come fare a descriversi? Ecco un esercizio utile per parlare di te. Come un oggetto può ispirare una storia!

Come ottenere i risultati desiderati?


Siamo abituati a pensare che per raggiungere un risultato, sia necessario aggiungere…

e se ragionassimo per differenza?

La storia del boscaiolo di Covey


E’ necessario prendersi del tempo per affilare la propria “lama”.

Cosa significa? Cos’è la lama?

Valorizzare i propri collaboratori


Le organizzazioni oggi hanno necessità di fidelizzare i propri collaboratori. Il modo in cui il manager gestisce e motiva il proprio team gioca un ruolo fondamentale. Come fidelizzare e valorizzare i propri dipendenti?

L’amore per i founder


Bill Campbell ha contribuito a creare alcune delle più grandi società presenti nella Silicon Valley, tra cui Google e Apple, è stato mentore e coach di decine di leader su entrambe le coste degli States.

 

Bill aveva un’ammirazione particolare per i fondatori.

 

Lui teneva molto a chi aveva il coraggio e le capacità per avviare un’azienda, a chi era quindi consapevole che ogni giorno ci sono mille incognite da risolvere ma al tempo stesso era abbastanza folle da credere di potercela fare comunque!

 

Secondo Bill in qualunque azienda valorizzare i founder è la chiave per il successo!

 

Bill considerava importantissima l’eccellenza operativa, ma sapeva che oltre quella, non poteva essere trascurata un’altra componente: ossia la visione del futuro, quella che farà andare avanti l’azienda. 

Visione del futuro e memoria storica dell’azienda, questo è un founder.

 

Spesso l’azienda è gestita egregiamente da persone che non sono i founder, tuttavia può succedere che cuore e anima della azienda stessa vengano trascurati. 

I founder invece eccellono in questo. Sono temerari e visionari, appassionati e valorosi.

 

Bill esortava i manager dicendo loro: “Ama i fondatori, fai in modo che la loro presenza sia significativa a prescindere dal loro ruolo operativo!”

 

E tu cosa ne pensi? Che rapporto hai con il founder della tua azienda? 

Quando la sua presenza è importante per te?