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Autore: Francesca

La tua identità professionale


Cambiare ruolo significa ammettere che quello che oggi muove il tuo agire è diventato qualcosa di diverso.

Che tu sia un manager, un imprenditore o un professionista del tuo settore, cambiare lavoro non è un fallimento, ma una evoluzione naturale di te stesso.

Scelte personali


A volte non riesci più a sentire la tua voce:s sei circondato da richieste, decisioni, urgenze, tutti si aspettano qualcosa da te.

E tu? Tu semplicemente vai avanti, pur sapendo dentro di te che stai “perdendo” qualcosa.

Il coaching non è per tutti e non è sempre il momento giusto, ma quando lo è… lo senti, eccome se lo riconosci 🙂

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Fare coaching è molto più che aiutare


Anni fa pensavo che aiutare significasse intervenire, cioè dire la cosa giusta, dare una soluzione, togliere un peso all’altro.

Col tempo ho capito che aiutare non significa risolvere i problemi degli altri al posto loro, ma dare loro spazio e strumenti perché lo facciano da soli.

È una lezione dura da imparare, soprattutto quando vedi qualcuno in difficoltà (peggio ancora se è qualcuno a cui vuoi bene) e il tuo primo istinto è agire.

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Effetto Pigmalione


È il momento di fare il punto non solo sulle strategie, ma anche sulle persone che lavorano con te.

Hai mai pensato a come le tue aspettative possono influenzare il loro successo?

È l’effetto Pigmalione: se credi nel potenziale di qualcuno, tendi a comportarti in modo da aiutarlo a realizzarlo. Gli offri più opportunità, gli dai feedback più costruttivi, lo incoraggi. E… sorpresa: spesso quella persona raggiunge risultati straordinari! Al contrario, se pensi che “non sia tagliato per certe cose”, rischi decisamente di limitare il suo sviluppo.

Ecco tre modi per applicare questo principio e fare del 2025 un anno di crescita per tutti:

– Comunica fiducia: anche un semplice “Credo che tu possa fare un ottimo lavoro” può cambiare il mindset di chi ti ascolta.

– Assegna sfide vere: non evitare di dare compiti complessi. Offri supporto, ma lascia spazio alla crescita.

– Dai feedback che ispirino: non solo cosa non va, ma come migliorare. Mostra che sei lì per supportare, non per giudicare.

Credere negli altri è il primo passo per ispirare grandi risultati 🌟

I junior e i veterani in azienda: la vicinanza col founder


Come si accorcia la distanza tra collaboratori e fondatore?

Quando un’azienda diventa grande e strutturata inevitabilmente le comunicazioni  avvengono seguendo delle gerarchie precise, quindi spesso si resta più focalizzati su quanto è necessario fare piuttosto che sul perchè di ogni scelta. La distanza dal fondatore e dalle motivazioni che guidano le sue scelte si ingrandisce, come si può accorciare?

Riposo o Pigrizia?


C’è una cultura diffusa che glorifica il lavorare duramente e senza sosta, trovandolo addirittura positivo.

 

Molte persone si sentono in colpa nel momento in cui decidono di prendersi una pausa. In particolare, questo atteggiamento è molto frequente nel reparto manageriale che, spinto dal bisogno di dare l’esempio, ritiene che lavorare più ore porterà al successo anche più velocemente.

 

Che differenza c’è tra riposo e pigrizia?

Il riposo è un tempo di rilassamento necessario per ricaricare le energie fisiche e mentali, che ti rende più produttivo a lungo termine. 

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Disponibile o Sopraffatto?


Sei Disponibile verso il tuo team o sei Sopraffatto dalle loro richieste?

Un manager in sessione tempo fa mi disse:

“Supporto il team e le necessità dei ragazzi  tutto il giorno, gli sto dietro, li aiuto, poi dalle 18 inizio a fare il mio lavoro!”

 

Parliamone 🙂 

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E tu cosa avresti scelto?


Basta con l’illusione che il successo sia riservato solo a persone da talento innato, sono le scelte che fai a cambiarti la vita 🙂

Cosa avresti scelto?


Ti sei mai trovato davanti a una scelta apparentemente semplice, che alla fine ha cambiato la traiettoria della tua vita?

 

Tempo fa ho avuto il piacere di assistere a un concerto di Peter Bence, un compositore e pianista ungherese dal talento straordinario.

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Un sorriso fa la differenza


Questa mattina, mentre osservavo un giovane fermo vicino al semaforo, ho assistito ad una scena che mi ha fatto riflettere.

 

Il ragazzo, diversamente da molti che chiedono l’elemosina in modo invadente o a differenza di chi si mette in un angolo aspettando di essere visto, era in piedi con il suo cappellino in mano e salutava tutti sorridendo e augurando buona giornata.

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