Anni fa pensavo che aiutare significasse intervenire, cioè dire la cosa giusta, dare una soluzione, togliere un peso all’altro.
Col tempo ho capito che aiutare non significa risolvere i problemi degli altri al posto loro, ma dare loro spazio e strumenti perché lo facciano da soli.
È una lezione dura da imparare, soprattutto quando vedi qualcuno in difficoltà (peggio ancora se è qualcuno a cui vuoi bene) e il tuo primo istinto è agire.
Questa mattina, mentre osservavo un giovane fermo vicino al semaforo, ho assistito ad una scena che mi ha fatto riflettere.
Il ragazzo, diversamente da molti che chiedono l’elemosina in modo invadente o a differenza di chi si mette in un angolo aspettando di essere visto, era in piedi con il suo cappellino in mano e salutava tutti sorridendo e augurando buona giornata.
Siamo esseri umani portati per natura a restare nella nostra comfort zone. Talvolta però succede che ci rendiamo conto che qualcosa deve cambiare nella nostra vita o deve migliorare per farci evolvere, sentiamo che dobbiamo spostarci un po’ per stare ancora meglio.
Si dice che la mindfulness sia utile a vivere il presente e a sintonizzarsi sul qui e ora. Trovo che questa sia più che altro una descrizione di quello che fa la mindfulness, ma non ci dice nulla rispetto al valore profondo che può portare nella nostra vita. E dunque perché è così importante praticarla? Perché permette di vivere una vita più consapevole e permette di prendere maggiore controllo sul fatto di sentirci soddisfatti.
La definizione ci dice che serve e sintonizzarsi e connettersi nel qui ed ora, sì certo! Ma che altro? Quale valore porta davvero nella vita delle persone?
Bill Campbell ha contribuito a creare alcune delle più grandi società presenti nella Silicon Valley, tra cui Google e Apple, è stato mentore e coach di decine di leader su entrambe le coste degli States.
Bill aveva un’ammirazione particolare per i fondatori.
Lui teneva molto a chi aveva il coraggio e le capacità per avviare un’azienda, a chi era quindi consapevole che ogni giorno ci sono mille incognite da risolvere ma al tempo stesso era abbastanza folle da credere di potercela fare comunque!
Secondo Bill in qualunque azienda valorizzare i founder è la chiave per il successo!
Bill considerava importantissima l’eccellenza operativa, ma sapeva che oltre quella, non poteva essere trascurata un’altra componente: ossia la visione del futuro, quella che farà andare avanti l’azienda.
Visione del futuro e memoria storica dell’azienda, questo è un founder.
Spesso l’azienda è gestita egregiamente da persone che non sono i founder, tuttavia può succedere che cuore e anima della azienda stessa vengano trascurati.
I founder invece eccellono in questo. Sono temerari e visionari, appassionati e valorosi.
Bill esortava i manager dicendo loro: “Ama i fondatori, fai in modo che la loro presenza sia significativa a prescindere dal loro ruolo operativo!”
E tu cosa ne pensi? Che rapporto hai con il founder della tua azienda?