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Le connessioni empatiche


Brené Brown nota ricercatrice e psicologa americana afferma che una delle chiavi per sviluppare relazioni più profonde è capire le differenze tra empatia e simpatia. 

 

Questi infatti sono due atteggiamenti che portano a risultati opposti, infatti secondo Brown:

L’Empatia alimenta la connessione, mentre la Simpatia alimenta la disconnessione.

 

Partiamo dalle definizioni: 

  • Empatia significa provare le emozioni di qualcun altro.
  • Simpatia vuol dire semplicemente capirle, siamo ad un livello più superficiale, più cognitivo, più distante.

 

Come capire dunque se il nostro atteggiamento è empatico o simpatico?

Dalla qualità delle nostre risposte.

 

Talvolta quando qualcuno ci racconta di una situazione difficile, succede che con l’intento positivo di aiutarlo, tendiamo a sottolineare gli aspetti positivi che tutto sommato ci sono in quella situazione.

Oppure paragoniamo quella situazione con la nostra pensando di fornire suggerimenti utili. O ancora cerchiamo di spostare il discorso per farlo distrarre, magari con una battuta. 

 

Tutto questo non aiuta davvero. Questo non è un atteggiamento empatico.

 

Empatico è riuscire ad osservare davvero dal punto di vista dell’altro, senza giudicare. Empatico è comprendere che quella è la sua verità, è riconoscere e saper comunicare l’emozione di chi ci parla.

 

Brown afferma che quando qualcuno condivide con noi un momento di difficoltà,

ciò che migliora le cose raramente è una risposta, anche se data con le migliori intenzioni, ciò che conta è la “connessione” stabilita con l’altro.

 

Quello che porta beneficio sono le emozioni comuni, comprese, dichiarate e condivise. 

 

Se ad esempio un tuo collega è giù di morale perché ha avuto una discussione col capo, potresti dimostrargli empatia dicendo: “Grazie per averne parlato con me, vedo che sei molto preoccupato, mi dispiace, so come ti senti!”

 

E tu, nella vita privata e professionale, quanto sei capace di creare connessioni empatiche? Cosa facilita l’empatia secondo te?

“Illusione del lavoro”


Hai presente le ruote che girano, le barre di avanzamento quando fai download o quando fai una ricerca su internet?

 

Sai perché sono lì? 

Servono a darci l’impressione che qualcosa stia accadendo, ossia che dietro la nostra attesa ci sia un lavoro.

 

Ryan Buell, professore di economia aziendale presso la Harvard Business School, studia come le persone apprezzino il lavoro che “vedono svolto”.

 

Addirittura lo apprezzano di più, anche quando il risultato finale è lo stesso!

 

Questo è quello che avviene per esempio nei ristoranti in cui i clienti possono vedere gli chef che lavorano in cucina. 

I commensali valutano la qualità del cibo di quei ristoranti come superiore del 22% rispetto allo stesso cibo che non hanno potuto vedere in preparazione.

 

Questo effetto si estende anche al mondo digitale. 

 

Buell ha scoperto che i motori di ricerca che sembrano “trasparenti” su ciò che accade dietro le quinte, sono ritenuti in grado di fornire risposte di qualità migliore. 

Buell chiama questo meccanismo “illusione del lavoro”. 

“Illusione” perché spesso ciò che vediamo non corrisponde in modo aderente alla realtà, di fatto la barra avanza più lentamente di quanto lavori realmente il sistema, ma tanto ci basta!

 

Dunque vedere lo “sforzo”,  l’effort” più o meno realistico che si cela dietro il lavoro,  influenza positivamente il modo in cui noi vediamo i risultati!

 

Le barre di avanzamento sono lì per farci apprezzare la qualità della risposta e per tenerci in fiduciosa attesa.  

Infatti in loro assenza le persone non potrebbero sapere quando arriva il risultato, ciò li farebbe sentire frustrati e liberi di navigare altrove.

 

E portando questo concetto alla vita lavorativa:

come manifesti al tuo cliente o al tuo collega il tuo effort?

come tieni alta la sua attenzione rispetto alla tua prestazione?

in attesa del tuo risultato, come lo tieni focalizzato sulla tua barra di avanzamento?

Igor L.


“Ho avuto il piacere di vedere i risultati di un percorso di business coaching con Francesca su uno dei miei colleghi.

Grazie a questa esperienza ed all’approccio molto pratico che lo ha caratterizzato, ho visto in lui miglioramenti significativi su alcuni aspetti su cui lavorava senza successo da molto tempo.

Non posso che consigliare questo percorso a chiunque voglia lavorare su se stesso per migliorarsi come persona e come professionista”.

Come dire di No con garbo?


Dire “sì” a ogni richiesta o opportunità può essere dannoso, soprattutto quando ostacola il nostro modo di vivere in linea con i nostri valori. 

Allora, come impariamo a dire “no” con gentilezza?

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Le idee portano nuove idee

Thomas Jefferson affermò:
“Chi riceve idee da me ricava conoscenza per sé senza diminuire la mia,
come chi accende la sua candela con la mia, riceve luce senza lasciarmi al buio”.
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