“Lui lavora PER me”

Molto spesso mi sono trovata di fronte a persone che nel riferirsi ai propri collaboratori, magari anche in loro presenza, hanno usato questa espressione: “ Lui lavora PER me”.
Vi è mai capitato? Quale sensazione genera in voi questa frase?
Non è come se, implicitamente, uno dicesse:
“E’ al mio servizio, dipende da me, riporta a me, è sotto il mio controllo”?
Un manager che ragiona e parla in questo modo, quale atteggiamento adotta nei confronti dei propri collaboratori? Come li vede? Come si pone durante un confronto con loro?
E il collaboratore come vive il rapporto con il suo capo?
Proverà stima, empatia, disponibilità, senso di alleanza o forse distacco, timore, fastidio e sottomissione? Proporrà le proprie idee con serenità o sarà frenato per la paura di sbagliare e di non fare la cosa giusta PER il capo?
Ogni persona porta in sé il bisogno profondo di Autorealizzarsi, Affermarsi, trovare un Senso a ciò che fa.
Ha bisogno di sane Relazioni, di spazio per Apprendere, di libertà per Scegliere e di assumersi la Responsabilità delle proprie azioni.
Come sostiene la Self-Determination Theory di Decy e Ryan, la Felicità di un individuo è intimamente collegata a tre fattori: Relazionalità, Competenza e Autonomia.
Questi sono bisogni psicologici non intercompensabili tra loro, la carenza di uno non può essere colmata neanche dalla totale soddisfazione degli altri.
Ognuno lavora per soddisfare i propri bisogni e desideri, per garantirsi autonomia, indipendenza, libertà.
Forse prima di parlare, sarebbe meglio capire che Nessuno vuole lavorare PER te, quando ti va bene l’altro sceglie di lavorare CON te.




