L’Importanza del Non Farlo

Si ha la tendenza a concentrarsi sul dire, sul fare, sul proporre e si trascura quanto prezioso e di valore a volte sia il NON farlo.
Prendiamo ad esempio il contesto lavorativo.
Come faccio per mettermi in mostra agli occhi del capo o per risultare in gamba rispetto ai miei colleghi? Come do il mio contributo?
Parlo, intervengo, dico la mia… se non è accolta, la ribadisco, insisto, giustifico.
Ma sono davvero sicuro che i miei interventi siano utili al gruppo o all’azienda? O a parlare è il mio orgoglio, la mia voglia di emergere, il mio interesse personale? La mia idea è davvero la migliore? E mi rendo conto di quanto il volerla ribadire COSTI agli altri e all’azienda in cui lavoro?
Pensiamo a come ci comportiamo in riunione e quanto/come/cosa diciamo.
Gli interventi, se non sono costruttivi, diventano un costo in termini di tempo perso, energie dissipate, maggiore lavoro e stress per gli altri, livello di attenzione diminuito e malumore diffuso. In due parole: “creo problemi” e produco un costo irrecuperabile.
Se quello che voglio dire non riscontra il consenso comune, se i dati a mia disposizione possono avere un’altra via d’interpretazione, se parlo per lamentarmi o polemizzare, probabilmente faccio meglio a tacere. Saggio è colui che sa dosare le parole e limitare gli interventi a quelli sensati, che portano un beneficio collettivo.
Quando la mia voce mi sembra inascoltata, posso indispettirmi e insistere oppure posso cercare di guardare quella situazione con distacco, con lucidità. Posso viverla come un’opportunità per crescere, posso trovare altri modi per fare le cose. Un buon manager sa riconoscere le proprie emozioni e sa gestirle al meglio attraverso una forte padronanza di sé.
Rimanere freddi, saper aspettare il momento giusto per parlare, portare contributi davvero utili al gruppo, è una delle abilità più critiche. Saperlo fare è prezioso e viene inevitabilmente apprezzato da chi di dovere.
Non è detto che chi si espone meno valga meno, tutti però hanno la tendenza a fare il contrario: è la cultura manageriale tradizionale. Prima di chiedermi cosa vuole l’azienda da me e come posso lavorare per l’obiettivo comune, si ha la tendenza a chiedersi: cosa io posso ottenere in questa azienda, potrò fare carriera, potrò guadagnare di più? Gestirò molte persone? Devo espormi e farmi valere!
Ma sinceramente, se voi foste al timone, a chi dareste una promozione?




